Allenamento

La vita è più dura di uno squat

Raggiungiamo davvero i nostri obiettivi, non quando evitiamo le difficoltà, ma quando impariamo ad affrontarle senza scorciatoie.

La resilienza.

Tutti noi abbiamo sperimentato, nel corso della nostra vita, un avvenimento più o meno triste (un problema di cuore, la perdita del lavoro o di una persona cara) che ci ha portato a reagire in maniera più o meno positiva, in base al nostro modo di essere e di fare. Ci sono persone, infatti, che riescono a parare i colpi senza sforzi e chi invece ne esce completamente a pezzi.

La capacità di resistere e superare i momenti più bui e difficili della vita viene chiamata RESILIENZA, termine preso in prestito dalla scienza dei materiali che indica la proprietà degli oggetti di conservare la loro struttura dopo essere stati colpiti o schiacciati.

Le persone più RESILIENTI mantengono la loro natura emotiva anche dopo un evento spiacevole grazie ad una capacità che gli psicologi chiamano HARDNESS, cioè una predisposizione innata all’ottimismo.

Lo sport aumenta la resilienza.

Lo sport è un farmaco senza effetti collaterali in grado di preservare un elevato livello di qualità di vita. Oltre a prevenire le malattie, dedicarsi a uno sport significa anche promuovere relazioni interpersonali, confronto e scambio, stimolando socializzazione e cooperazione.

Più importante di questo però, è che lo sport migliora la consapevolezza di sé e l’autostima, innalzando la fiducia in sè stessi e nei propri mezzi, aumentando, in maniera esponenziale, la capacità di gestire, a livello psicologico, gli imprevisti della vita.

Mai fermarsi. Mai arrendersi.

Arrendersi non sempre è questione di vita o di morte, ma ogni volta che lo facciamo, neghiamo a noi stessi la possibilità di scorgere il traguardo. Arrendersi ad una difficoltà, senza provare a superare le nostre ansie e le nostre paure, non ci permette di andare oltre, di evolvere in delle persone più “grandi” e più “mature”, di diventare delle persone migliori. A volte è dura, terribilmente dura, e gettare la spugna sembra essere l’unica opzione ragionevole, ma è proprio in quei momenti che dovremmo ricordarci che la vita è una e va vissuta fino in fondo, senza rimorsi ne rimpianti.

Il Fitness come la vita.

Nello stesso modo, anche durante un allenamento in palestra, ogni volta che ci arrendiamo, neghiamo a noi stessi la possibilità di migliorare non solo la nostra estetica ma soprattutto la nostra salute. Arrendersi alla prima difficoltà, senza provare a superare, anche di poco, i propri limiti, non ci permette di migliorare la nostra performance, diventando più belli e più bravi. So che è molto dura e molto faticoso e che a volte la fatica è talmente tanta da non riuscire a vedere altra soluzione che fermarsi e riposare, ma è proprio in quei momenti che, come vi dico sempre, dovete ripetere a voi stessi “ce la devo fare”, “non devo mollare”.

In fondo la vita è più dura di uno squat… Se riusciamo a sopravvivere alla prima, possiamo tranquillamente farlo anche al secondo. 😉

Allenamento

Il “Pilates” che non annoia

Avete frequentato un corso di Pilates o simil-Pilates e vi siete annoiati a morte? Vi siete ripromessi di non partecipare mai più ad un corso del genere? Allora non avete provato il “mio” Pilates Vertebrale. Unico, efficace ed entusiasmante.

Nella mia lunga esperienza di istruttore di Pilates mi è capitato molto spesso di imbattermi in persone che si lamentavano di aver provato più volte un corso del genere e di averlo abbandonato dopo poche lezioni per disinteresse o noia. In effetti, poichè il metodo Pilates prevede l’esecuzione di pochi esercizi, ripetuti nel tempo per renderli quanto più precisi è possibile, può dare la sensazione di qualcosa di statico e terribilmente monotono. Da qui l’idea di creare una lezione che non si discostasse troppo dal Pilates stesso ma che fosse decisamente più coinvolgente e motivante.

Un mix tra il Pilates, lo Yoga e la Ginnastica Posturale, il nuovo protocollo di Pilates Vertebrale vi farà entrare in un mondo tutto nuovo, fatto di esercizi efficaci ed interessanti, che risveglieranno in voi una sensazione di benessere a 360°: fisico e mentale. Un corso che vi permetterà di migliorare la vostra respirazione e di allenare forza e flessibilità di tutto il corpo con energia e dinamicità.

Essendo molto più “vitalico” rispetto a quello tradizionale, il Pilates Vertebrale, oltre a rendere più tonici i vostri muscoli, vi permetterà di perdere anche un po’ di peso (a patto di seguire però un corretto regime alimentare e di essere costanti nella pratica), rendendovi quindi più magri e più belli.

Per cominciare vi serve solo un po’ di buona volontà e un abbigliamento comodo (pantalone, t-shirt e calzini antiscivolo). Al resto ci penso io. Ancora indecisi? Allora dovete assolutamente passare per una prova.

Nicola Ferrentino – Wellness Coach

Alimentazione, Allenamento

Come sentirsi belli (dentro e fuori)

A volte si ha una percezione del proprio corpo che non corrisponde all’immagine corporea reale. Bisogna imparare ad accettare il proprio fisico, anche non perfetto, per dare valore alle proprie qualità.

Voler cambiare per sentirsi più belli e più attraenti è una esigenza legittima di ogni persona. Nella vita quotidiana, truccarsi o aggiustarsi la barba, sono gesti compiuti da centinaia di milioni di persone che testimoniano del desiderio di prendersi cura di sè. Il non agire in questo determinerebbe al contrario una percezione piacevole di se stessi. Quindi, la ricerca della bellezza consiste nel compiere azioni per piacersi di più, evitando, o almeno riducendo in maniera significativa, conflitti con il proprio corpo.

Qual è il limite oltre il quale l’attenzione verso la propria persona diventa eccessiva e patologica?

Ecco un breve elenco di cose da non fare:

  • Non assumere farmaci o effettuare cure di qualunque genere per ridurre il peso al di fuori del controllo medico.
  • Non abusare di farmaci o di sostanze dopanti per migliorare la propria prestanza fisica.
  • Non fidarsi delle opinioni di chi dice di aver ottenuto risultati eccezionali: verificare sempre queste informazioni con persone competenti.
  • Non autocriticarsi perchè si ha un fisico che non è perfetto o perchè non si dà valore alle proprie qualità.
  • Non cambiare frequentemente dieta, istruttore, medico o idea solo perchè non si è contenti dei risultati raggiunti.
  • Non fare ciò che ha fatto il proprio migliore amico: non è detto che vada bene per sè o che corrisponda alle proprie esigenze.

Come capire cosa si vuole

Per cambiare è necessario per prima cosa apprezzarsi per come si è. Potrebbe essere questa la regola da applicare. Infatti, chi non riesce a trovare nulla di bello in sè, difficilmente sarà in grado di apprezzarsi dopo aver ottenuto il cambiamento che voleva. Chi non si apprezza, molto difficilmente sarà contento e, pertanto, è inutile che provi a cambiare il proprio aspetto fisico: anche dopo continuerebbe a non piacersi. In questi casi, la prima cosa da cambiare è il proprio modo di ragionare: se è troppo autocritico influenza negativamente la percezione che si ha del proprio corpo. La cosa più importante è scoprire cosa piace loro in se stessi. Solo in seguito, quando avranno imparato a conoscersi e a piacersi, potranno pensare di modificare la propria bellezza.

Cambiare il modo di guardare allo sport

Ecco perchè la maggior parte delle persone che si iscrivono in palestra ricercando un obiettivo puramente estetico, in mancanza di un risultato concreto, finisce per abbandonare dopo poche settimane. Cambiare obiettivo è il primo passo affinchè il percorso di bellezza (e benessere) possa dare i suoi frutti. Ed è qui che interviene il lavoro di un buon Personal Trainer, capace non solo di stimolare metabolismo e muscoli, ma anche di aiutare le persone a vedere le cose nel modo più giusto, ad incentivare un cambio di mentalità e a trovare gli obiettivi più idonei in base a sesso, età, costituzione fisica ed eventuali patologie.

Prima di cambiare il tuo corpo… Prova a cambiare la tua mente.

Allenamento

Perché scegliere uno “stile di vita” attivo

Se vogliamo vivere meglio e più a lungo, riducendo l’incidenza di determinate malattie e migliorare il nostro stato di salute, dobbiamo cercare di rendere la nostra vita un po’ più attiva di quanto non lo sia ora. Adesso. Ecco perché.

Studi sull’invecchiamento condotto negli USA presso il Cooper Institut for Aerobic Research, hanno rivelato che le persone sedentarie presentano un tasso di mortalità tre volte superiore a quello di chi si allena costantemente. Muoversi con regolarità allunga la vita, perchè protegge la salute del cuore e l’efficienza del sistema immunitario: mentre la muscolatura prende tono e vigore, il cervello si libera dall’adrenalina accumulata a casa e lavoro. Dopo soli 30 minuti di sport le cellule killer contenute nel sangue aumentano del 30% diventando più aggressive contro virus e batteri. Inoltre stimolato dal movimento, il cervello produce più serotonina, l’ormone del buonumore che, come un vero e proprio sedativo naturale, placa lo stress e seda la fame ansiosa. Infine, aiutando a regolare il metabolismo, lo sport regala altri benefici:

  • Un aspetto più giovane: una muscolatura più tonica mantiene la pelle fresca, levigata ed elastica. La figura diventa armoniosa perchè ogni grammo di massa magra in più consente di smaltire una maggiore quantità di grassi.
  • Ossa più forti: muscoli ben sviluppati preservano la struttura scheletrica, evitando dolori articolari e riducendo il rischio di osteoporosi.
  • Vita più brillante: le cellule ricevono più ossigeno, di conseguenza le prestazioni fisiche e mentali diventano più brillanti.
  • Sangue più pulito: l’attività fisica aiuta a ridurre il tasso di lipidi in circolazione, il colesterolo si abbassa e il sangue diventa più fluido.

Quale attività scegliere?

Anche lo sportivo più appassionato si allenerebbe malvolentieri se dovesse praticare un’attività che non lo gratifica. Il principio del piacere va quindi sfruttato per sviluppare la propensione alla costanza e alla determinazione. In pratica, scegliete l’attività che vi piace di più e programmate gli allenamenti in giorni e orari che non vi costringano a troppe corse, fatiche o rinunce.

Allenamento

5 domande (e risposte) sul Pilates Vertebrale

Il Pilates Vertebrale nasce come naturale evoluzione del Metodo Pilates. Un mix tra il Pilates classico, la ginnastica posturale e lo Yoga. In questo articolo rispondo alle 5 domande che mi vengono fatte più frequentemente.

Quante volte alla settimana bisogna praticare il Pilates Vertebrale?

Considerati i numerosi impegni della vita quotidiana, consiglio sempre di non strafare e di frequentare almeno due lezioni a settimana, da integrare però con esercizi aerobici a basso impatto (come una camminata veloce) e con esercizi a corpo libero da fare a casa. Cercare di ritagliarsi 10/20 minuti al giorno per se e ripetere alcuni degli esercizi fatti a lezione instaura l’abitudine all’ascolto del proprio corpo e alla creazione di un proprio spazio di relax.

Qual è l’obiettivo principale del Pilates Vertebrale?

Lo scopo del Pilates Vertebrale è il corretto allineamento del corpo attraverso una serie di esercizi mirati al rinforzo della fascia addominale, all’allungamento dei muscoli antigravitari e alla coordinazione del movimento con la respirazione.

E’ vero che il Pilates Vertebrale fa dimagrire?

Il Pilates Vertebrale può essere affiancato a sport più aerobici, che senz’altro fanno “bruciare” di più, ma non è corretto affermare che faccia dimagrire.

Si può definire un allenamento cardiovascolare?

Questa tecnica può essere considerata a basso impatto cardiovascolare. Tuttavia, la gradualità dell’apprendimento porta ad un aumento delle difficoltà di esecuzione degli esercizi e quindi a un maggiore impegno del cuore e del sistema circolatorio in generale. Buona parte degli esercizi viene svolta in posizione supina, con gli arti inferiore sollevati, in modo da alleggerire l’attività vascolare periferica.

Qual è la differenza con il Pilates Matwork?

Il Pilates Vertebrale è un mix di 3 tipi di ginnastiche diverse e allo stesso tempo complementari. L’ho pensata, ideata e creata perché molto spesso alcuni allievi, durante le lezioni di Pilates Matwork, si dovevano fermare perché il loro corpo andava sotto stress. Da qui l’idea di sviluppare un protocollo di lavoro più vicino alle loro esigenze e che gli permettesse di tornare a casa meno doloranti e soddisfatti.

Alimentazione, Allenamento

I benefici dell’attività fisica

L’attività fisica è una delle migliori strategie per risolvere alcuni dei problemi legati alla vita sedentaria e all’obesità adulta e infantile.

Avere un corpo snello e soprattutto sano, un peso ragionevole e una muscolatura tonica sono tutti fattori indispensabili per sentirsi a proprio agio in ogni situazione, per vivere più intensamente e con più gusto le piccole e grandi sfide della quotidianità. Lo scopo è quello di piacersi, ma anche di permettere al fisico di rispondere adeguatamente all’avanzare degli anni. Oggi, grazie a specifiche linee guida stilate dagli enti che tutelano la salute pubblica e grazie all’evoluzione delle conoscenze nel campo della salute, si possono seguire percorsi che, in tutta sicurezza, portano a migliorare l’aspetto esteriore ottimizzando l’efficienza dell’organismo.

Puoi dimagrire senza troppe privazioni, ringiovanire senza correre rischi, sentirti più bello e al tempo stesso combattere piccoli o grandi disturbi che, con il passare del tempo, diminuirebbero la qualità della tua vita. Ti va’ di provare?

L’unica strada possibile è associare il fitness alla dieta. Per tornare e restare in forma, dieta e palestra da sole non bastano: i risultati si ottengono sfruttandole in sinergia. L’attività fisica, infatti, vivacizza il metabolismo, consentendo di bruciare più calorie anche nei giorni in cui non ci si allena. Correndo, pedalando o sollevando pesi si attivano particolari cicli metabolici che aiutano a consumare energie. E’ la teoria del grasso bruno: una parte di tessuto adiposo che, come una stufa, utilizza i grassi per produrre calore e viene attivata proprio dalle endorfine rilasciate durante la pratica sportiva. Ecco perchè anche diverse ore dopo l’allenamento, si continuano a bruciare circa il 10% in più delle calorie abituali, persino dormendo o restando seduti a guardare la TV.

Ma lo sport è davvero un rimedio per tutto. Anche chi non ha problemi di peso o di salute dovrebbe approfittarne in chiave preventiva, perchè la vita sedentaria è responsabile per il 50% dell’invecchiamento muscolare e favorisce malattie come l’osteoporosi, le cardiopatie e il diabete. Fare ginnastica regolarmente, inoltre, aiuta a proteggere le ossa, la salute delle articolazioni e potenzia le difese immunitarie.

Sono moltissime le persone che vengono da me dopo anni di inattività che vogliono tornare a sentirsi più sani e più in forma. Ma più sono gli anni di sedentarietà e più tempo ci vuole per recuperare le funzionalità perdute. Perchè aspettare ancora?

Allenamento

Aumentare le difese con lo sport

Se l’approccio alimentare è fondamentale per il miglioramento delle difese immunitarie, l’esercizio fisico, i cui effetti sono stati studiati attentamente dagli epidemiologi negli ultimi dieci anni, si è rivelato come il fattore determinante per mantenere la salute e rallentare l’invecchiamento. Tuttavia, nella società odierna, viene ancora troppo spesso trattato alla stregua di un male necessario per perdere peso. Da numerose ricerche, invece, è emerso che la pratica costante di un’attività sportiva stimola la produzione di endorfine, favorendo così uno stato di benessere psicofisico.

In un programma orientato al potenziamento delle difese immunitarie e a rallentare il processo di invecchiamento del corpo, l’esercizio fisico deve avere un ruolo decisamente centrale nella vita di tutti i giorni. La maggior parte delle ricerche scientifiche indica come dose minima quotidiana di esercizio fisico una passeggiata di mezz’ora. Se per accelerare il metabolismo è consigliabile estendere la durata dell’impegno fisico fino ad un’ora, per ottenere effetti vantaggiosi per la salute generale si può anche pensare a una serie di passeggiate più brevi, purché il tempo a esse destinato raggiunga complessivamente la mezz’ora. Vanno bene, ovviamente, dosi equivalenti di altre attività aerobiche moderate: nuotate, pattinare, andare in bicicletta, giocare a tennis etc… Non è la disciplina scelta a fare la differenza, l’importante è muoversi con regolarità.

L’importanza della varietà.

Perchè le diverse funzioni del corpo raggiungano una perfetta sintonia, è innanzitutto opportuno praticare sport di carattere aerobico, che hanno il pregio di tenere allenate le difese immunitarie, le ossa e i muscoli. E’ utile anche dedicarsi a lavori corporei più completi, capaci cioè di risvegliare la consapevolezza fisica, insegnare a usare il corpo in modo più efficiente, conservare flessibili le articolazioni e smuovere l’energia e la vitalità. Chi è sovrappeso può trarre molti vantaggi dal movimento, e non solo dal punto di vista estetico: un peso elevato, infatti, può determinare futuri disturbi.

I benefici dello sport.

Gli esercizi aerobici garantiscono all’organismo i vantaggi più rilevanti: impegnano quasi tutti i muscoli del corpo, senza sforzarli eccessivamente, stimolano le funzioni respiratorie e cardiovascolari, aiutano a riequilibrare la pressione arteriosa, aumentano i valori del colesterolo “buono”, aiutano a prevenire il diabete e consentono di curarlo con meno farmaci. In base alle attuali conoscenze, una regolare attività fisica appare come l’unico strumento affidabile per contenere il rallentamento spontaneo del metabolismo. Altro effetto documentato, verificabile nell’esperienza di tutti, è quello di migliorare l’umore e influire positivamente su squilibri psicoemotivi, come stress, depressione e insonnia.

Ascoltare il corpo.

Quando si deve scegliere un’attività fisica, è utile compiere diverse esperienze e osservare da quale si ricava la maggiore sensazione di benessere. Anche i muscoli che fanno male possono dare un’indicazione di quali parti del corpo si utilizzino meno e orientare così alla forma di allenamento più adatta. Un affanno che insorge quasi subito può suggerire  di dedicare maggior tempo e attenzione alla tecnica di respirazione. Eventuali dolori alle articolazioni richiedono invece di essere verificati con un allenatore in grado di suggerire una tecnica corretta.

Alimentazione

Cibo ed Emozioni

Mangiamo perchè ne abbiamo davvero bisogno oppure per appagare le nostre ansie e le nostre delusioni? Che ruolo giocano le emozioni quando siamo a tavola?

Il cibo rappresenta per tutti il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, più accettato a livello sociale del fumo e meno dannoso dell’alcool. Aprire il frigorifero in cerca di una consolazione (oppure svuotare la scatola dei biscotti o quella dei cioccolatini) è quindi il modo più semplice per controbilanciare l’ansia, le frustrazioni, lo stress e le tensioni. Del resto si è abituati fin da piccoli a ricevere cibo come compensazione o premio. Una caramella, un dolcetto… Un palliativo, insomma, che calma dopo un momento di rabbia, delusione o noia. In tal modo aumenta il rischio di diventare cibo-dipendenti, sfruttando ogni occasione per accumulare involontariamente calorie per lo più inutili e dannose.

Il problema è che questa modalità si scontra con una valutazione personale il più delle volte negativa del comportamento adottato. Entra in contrasto con un’etica alimentare, diffusa soprattutto nella società occidentale, che si manifesta con una sorta di criminalizzazione degli atteggiamenti alimentari. Cibi grassi e dolci, tutto ciò che dà in qualche modo piacere può nascondere pericoli per la salute e la linea. Così dalla voglia si passa al peccato e dal peccato all’auto-condanna, in una catena in cui ogni piacere rubato genera sensi di colpa che squilibrano il rapporto con il cibo e rendono sempre più difficile alimentarsi in modo corretto, sereno e, soprattutto, sano.

L’equilibrio a tavola.

Per ritrovare un approccio equilibrato al cibo è essenziale, innanzitutto, liberarsi dei comportamenti errati e degli automatismi sviluppati negli anni (come sbocconcellare un intero panino nell’attesa del primo piatto o inghiottire il cibo senza assaporarlo). A questo scopo ecco alcune di indicazioni pratiche di pronto utilizzo:

  • Prima di iniziare la dieta, tenete per 15 giorni un diario alimentare in cui annotare tutto quello che mangiate, a che ora e per quale motivo. Ogni sera riflettete su quello che avete scritto. In questo modo, giorno dopo giorno, diventerete consapevoli della funzione di compensazione emotiva attribuita agli alimenti.
  • Decidete al mattino cosa mangerete a pranzo e a cena, scegliendo tra i cibi sani quelli che vi gratificano di più.
  • Non mangiate altri alimenti oltre a quelli inseriti nella lista dei cibi scelti all’inizio della giornata.
  • Dopo ogni pasto, sparecchiate immediatamente la tavola facendo sparire tutti gli avanzi.
  • Per non cadere in tentazione, ogni volta che state per cedere ad “fuori pasto”, chiedetevi se lo stimolo della fame è reale. Se la risposta è NO (cioè se vi accorgete, per esempio, che state scartando un cioccolatino solo perchè vi sentite giù) pensate a una serie di gratificazioni da sostituire al cibo e scegliete quella più adatta al momento.
  • L’opinione che avete di voi stessi è il risultato di una somma dei giudizi che vi date in ogni momento. Proviene da una serie di situazioni, ruoli, luoghi in cui vi siete sperimentati. Provate allora ad immaginarla come una banca dati dove avete numerosi conti correnti e controllate quali sono in attivo e quali in passivo. Vi accorgerete che esistono conti da cui non attingete mai. Da oggi, pensateci più spesso e ricominciate a dar loro valore.
Diario di un alieno

Il diario di un alieno

(Quasi) 36 anni, un lavoro che è anche un hobby, un hobby che è anche un lavoro e una vita piena di “terrestri” che la rendono meravigliosa. Perchè la felicità è una questione di punti di vista. 

Quando decisi di aprire il mio blog (proprio questo che state leggendo), non avevo ancora ben chiare, nella mia testa, ne l’impronta che gli avrei dato ne la direzione che avrebbe preso. L’unica certezza era che la mia vita era piena di cose da raccontare: il mio lavoro nel campo del fitness, l’hobby per la fotografia e l’interesse per i Social Media. Avevo voglia di scrivere di ciò di cui vivevo ma anche di far vedere che, oltre ad indossare tuta e scarpe da ginnastica, sapevo impugnare una reflex e scattare delle foto.

Come recita un hashtag che uso spesso, il fitness è la mia vita (#fitnessismylife): ho passato gli ultimi 16 anni ad allenare, formare ed informare i miei allievi che un corretto allenamento ed una alimentazione consapevole, sono l’unica via da percorrere se si vuole raggiungere quel benessere psico-fisico a cui tutti anelano. Ma alla soglia dei 36 anni (il 22 Febbraio), con un paio di storie fallite alle spalle, una solida famiglia che mi vuole bene, un gruppo di amici “adulto” (sposati e con prole), un gruppo di amici “neonato” (tutti single alla ricerca della propria metà) e una stabilità psico-affettivo-emotiva che resisterebbe anche al più violento dei tornado, sento il bisogno di raccontare anche un po’ del mio privato o comunque di quelle domande (per lo più senza risposta) che nascono un po’ per gioco e un po’ per caso davanti ad una pizza ed una birra.

Perchè “Il diario di un alieno”? Perchè io non ce la faccio a “pensare terrestre”. Sono una persona educata, aperta al confronto e al dialogo, che espone le sue idee sempre in maniera garbata, ma sono anche molto sincero, onesto, a volte ai limiti della cinicità. Mi piace stare da solo, meditare sulle mie azioni per capire se e dove ho sbagliato ma amo anche fare gruppo, stare insieme agli altri, divertendomi con poco. Ironico e (soprattutto) autoironico, mi piace prendere ed essere preso in giro. Vivo la vita con la giusta leggerezza, con la convinzione (sempre più forte) che la mia missione non è quella di complicare la vita degli altri ma quella di semplificare la mia.

La felicità è tutta una questione di punti di vista… Continuate a seguirmi e ve lo dimostrerò.

Allenamento

Flessibilità e Salute

Mantenere un buon grado di flessibilità è uno degli obiettivi da porsi se si vuole ottenere un corpo in buona salute.

La flessibilità rientra tra le quattro componenti del fitness (insieme a forza, resistenza e coordinazione), ed è definita come la capacità di una persona di eseguire un movimento con la migliore escursione articolare possibile. A volte, con il termine di flessibilità si indica anche la capacità di estensibilità dei muscoli e delle strutture anatomiche a questi connesse, confondendo la flessibilità con l’elasticità. Una scarsa flessibilità può portare a gesti limitati e meno armoniosi. Nelle attività sportive, un ridotto grado di movimento può determinare una diminuzione di economia e di efficienza delle azioni motorie, predisponendo l’apparato locomotore a una concreta possibilità di infortunio.

Per aumentare la flessibilità è consigliabile la pratica dello stretching [dall’inglese “to stretch” ossia “allungare”, “stirare”]. Ecco alcuni consigli per farlo al meglio:

  • Effettuate sempre un prolungato riscaldamento generale prima dello stretching;
  • Mantenete una trazione costante di circa 15/30 secondi;
  • Evitate i molleggi;
  • Procedete con calma, ricordando che si tratta anche di un momento per rilassarvi;
  • Assecondate sempre il vostro corpo: cercate di muovervi con naturalezza e non forzate i movimenti: evitate di arrivare alla soglia del dolore;
  • Se durate un esercizio avvertite che, per allungare o rilassare un settore muscolare, state sottoponendo a eccessive contrazioni altri muscoli, tracciate quell’esercizio per dedicarvi a quelli che sentite già adatti al vostro stato fisico. Tornate su quell’esercizio quando avrete fatto progressi sull’allenamento;
  • Tenete presente che alcuni dei benefici apportati allo stretching sono quasi immediati: infatti, indipendentemente dal vostro grado di scioltezza e flessibilità, già alla fine della seduta potrete constatare un miglioramento del benessere muscolare generale. Per ottenere, invece, un aumento ben visibile della flessibilità, dovrete attendere un po’ già di tempo, in proporzione al vostro grado di scioltezza articolare di base.