Diario di un alieno

La Check-List

Avete conosciuto una persona interessante e state per iniziare una storia d’amore con lei? Vi sembra quella giusta e volete sapere se la vostra relazione avrà un futuro solido? Allora continuate a leggere e scoprite quali sono i punti fondamentali di una travolgente e duratura unione.

E’ vero: l’amore è qualcosa che non si può spiegare. I sentimenti, infatti, non si possono razionalizzare (altrimenti non sarebbero tali). Ma per costruire una storia solida e duratura c’è bisogno anche di altro. Ecco, secondo me, di cosa.

  • RISOLTO E CONSAPEVOLE

Uno dei requisiti fondamentali è quello di mettersi accanto una persona “risolta”: “consapevole” di ciò che è e di ciò che vorrebbe essere, dei suoi pregi e dei suoi difetti, dei suoi punti di forza e dei suoi limiti. La maggiore stabilità psico-sociale aumenta la probabilità che i cambiamenti ai quali la vita ci sottopone ogni giorno, abbiano un impatto meno forte e dannoso sia sulla persona stessa che nella coppia. Le persone “risolte” sono coerenti e trasparenti, si assumono la responsabilità delle proprie azioni e vivono la vita con la giusta e dovuta “leggerezza”.

  • CON UN LAVORO

Che nessuno si appoggi all’altro. Soprattutto finanziariamente. L’indipendenza economica permette ad entrambi, di sentirsi liberi da qualsiasi condizionamento esterno, favorendo un sentimento onesto e sincero. Qualsiasi sia il contratto o la paga, una persona che lavora, dimostra di voler fare qualcosa, di volere un posto nella società e di non essere un parassita che sfrutta le risorse altrui. E non venite a parlarmi di “crisi”… Altrimenti vi rimando all’articolo precedente.

  • AUTOMUNITO

Vivo in una piccola cittadina campana (Nocera Inferiore) dove i mezzi pubblici non funzionano proprio benissimo ed è difficile potersi spostare da una zona all’altra con facilità. L’auto (aggiungo purtroppo) è quindi un elemento indispensabile per potersi incontrare e frequentare senza nessun tipo di difficoltà. Soprattutto negli orari più difficili, come la sera o nei weekend. Che non vi venga in mente di iniziare un servizio “taxi” solo perchè all’inizio vi sembra tutto “rose e fiori”… Ve ne pentireste nel giro di poco tempo.

  • SESSUALMENTE COMPATIBILE

Inutile girarci intorno… Il sesso è la cosa più bella (ed intima) che possiate fare insieme al vostro partner. Se non c’è feeling, desiderio, passione, unità di intenti e di fantasie allora non è e non sarà mai la persona giusta. Non vi incaponite. E soprattutto siate “mentalmente aperti”. Parlate, osate, sperimentate. Molte volte le storie finiscono perchè si cerca altrove quello che il proprio partner non ci da. Il sesso è un gioco. Divertitevi (e fate divertire).

E voi? Siete d’accordo con questa mia check-list? Aggiungereste (o togliereste) qualcosa? Sono pronto a tutti i vostri commenti.

Diario di un alieno

Un nuovo inizio

Anche un evento negativo, se considerato dal giusto punto di vista, può trasformarsi in una “benedizione” e dare alla vostra vita la svolta che avete sempre voluto ma che non avete mai avuto il coraggio di realizzare. Ecco quello che è successo a me.

Non so voi, ma io ho sempre odiato chi si lamenta per cose inutili. Gente che ha un bel lavoro e che si lamenta che non guadagna abbastanza; gente che è “felicemente” fidanzata (o sposata) e che “invidia” chi è single e può fare tutto ciò che vuole; gente che ha una casa tutta sua e che si lamenta perchè deve occuparsi della sua “normale” gestione… Insomma: sembra che le persone amino lamentarsi anche quando non ne hanno una reale ragione. E se per voi è normale… Per me non lo è.

Il 2017 è stato il mio “anno horribilis”. A febbraio ho lasciato il mio lavoro in una nota struttura della zona (dove stavo bene ed ero in armonia con allievi e colleghi) per andare a lavorare in un posto “leggermente” più distante, con la promessa di poter mettere in atto tutta la mia creatività e realizzare un progetto nuovo, unico ed irripetibile. Purtroppo questa mia speranza si è infranta dopo pochissimi mesi, quando mi sono accorto che le belle parole che mi erano state raccontate, non si sarebbero mai potute realizzare. Il bivio era: mettersi in tasca un lauto stipendio, fare quello che mi veniva detto di fare ed essere triste e sconsolato oppure lasciare tutto, ricominciare da capo (a mio rischio e pericolo) e provare ad essere davvero felice?

Chi mi conosce bene, conosce bene anche la risposta a questa domanda. Nel maggio dello stesso anno, infatti, armi e bagagli in spalla, sono andato via e… Il vuoto! Dove vado? Cosa faccio? Da dove ricomincio? Sono stati mesi davvero orribili e pure non mi sono mai lamentato… Anzi… Inizialmente ho fatto anche fatica a parlarne. Ho vissuto tutto come un grande fallimento. 17 anni di lavoro alle spalle e… Niente. Tutto perso.

Ricominciare da capo è sempre molto complicato… Ma farlo a 37 anni lo è ancora di più. Ed è una cosa che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Ho passato giorni chiuso in casa senza parlare con nessuno, notti insonni a pensare al mio triste futuro, ho pianto quando nessuno poteva vedermi e nonostante tutto, quando ero con gli altri ho sempre cercato (con grande sforzo) di sfoggiare il più onesto dei miei sorrisi. Senza lamentarmi mai.

E senza lamentarmi mai, quando ho capito che disperandomi nella mia solitudine non avrei risolto nulla, mi sono tirato su le maniche e ho deciso di riprendere in mano la mia vita. L’ho fatto grazie alla forza che ho trovato dentro di me e grazie all’aiuto “morale” di alcune persone che oggi, con questa piccola pagina del mio diario, sento di dover ringraziare.

La Pilates Matwork School e gli originali protocolli di lavoro di “Vertebrale”, “Emozionale”, “Musicale”, “Acquatico” e “Pre-Parto” sono un’idea “nostra”, partorita perchè mi avete sopportato e supportato, perchè non mi avete mai lasciato solo e avete sempre creduto in me.

E’ un progetto unico… E solo chi lo ha provato (e lo proverà) potrà toccare con mano non solo la differenza con gli altri protocolli ma l’amore e la passione che ci ho messo per idearli e renderli concreti. Amore e passione che metto tutti i giorni nel mio lavoro per migliorare la salute e la vita dei miei allievi… E chi mi conosce, lo sa… Sempre e solo con il sorriso.

Sono pronto ad un nuovo inizio… E voi? Siete pronti ad un nuovo inizio insieme a me?

Diario di un alieno

Il segreto della felicità

E’ il modo in cui viviamo le cose che le rendono tali. E oggi ci credo un po’ di più. Ecco perchè.

Mi capita sempre più spesso di essere felice senza un motivo specifico… Di sorridere ascoltando una canzone alla radio, mentre osservo il cielo azzurro sgombro da nuvole o semplicemente mentre svolgo il mio stupendo lavoro (che per molti, lavoro non è).

I primi sintomi di questa strana “pazzia” sono comparsi circa un anno fa, quando grazie al consiglio di un mio caro amico, ho iniziato un corso di Yoga e con esso un percorso di meditazione che mi ha portato, piano piano, ad un nuovo livello di consapevolezza.

“Tu sei per te stesso la forza più grande” è stata la prima frase che ho ascoltato a lezione e che ho fatto subito mia… Ero disteso a terra, con gli occhi chiusi e una strana energia si impadronì del mio corpo… Una sensazione di benessere mi impediva di tenere il viso “rilassato” e iniziai a sorridere, grato per la scomparsa di tutte le ansie e di tutte le paure che fino a quel momento avevano albergato dentro di me.

Da quel giorno ho iniziato a guardare le cose da una nuova prospettiva con la consapevolezza che nulla di tutto ciò che ci capita, accade senza un motivo specifico. Le esperienze che viviamo, le persone che incrociamo e i sentimenti che proviamo, ci danno la possibilità di evolvere, di diventare altro rispetto a quello che siamo stati fino a quel momento. Sta a noi la capacità di prenderne solo il buono, lasciando tutto il resto alle nostre spalle.

Se vi è capitato di vivere una situazione negativa, un sentimento non corrisposto, il tradimento di un amico o un trauma inaspettato e improvviso, vi sarete sicuramente subito chiesti: “Perchè a me? Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto ciò?”. Ebbene, in verità, a meno che non vi siate comportati davvero in maniera disonesta e abbiate calpestato la libertà e la sensibilità altrui, non avete fatto nulla di male per meritarvi un evento sfavorevole. Imparate semplicemente a vederne i lati positivi… A ciò che di buono vi potrebbe insegnare e al bagaglio di nuove consapevolezze che vi potrebbe regalare. Lo so, non è facile. Adesso starete pensando: “E’ una parola!”… Ma io non penso di essere un supereroe… E se ci sono riuscito io, potete riuscirci anche voi.

Oggi, chi mi guarda e mi vive quotidianamente, vede una persona serena, lontana anni luce da quella triste e “malata” di qualche tempo fa. Non sapere chi sei, cosa vuoi davvero, avere paura di essere mal giudicato o fare le cose solo per far felici gli altri, avevano pian piano indebolito la mia autostima e fatto lentamente “ammalare”. Per me è stato come un tumore… Un cancro dal quale sono guarito anche grazie al mio lavoro.

“Il fitness mi ha salvato la vita più volte”… E insieme a lui lo hanno fatto inconsapevolmente anche i miei allievi che, durante le mie classi, mi hanno sempre dato la grinta e la carica giusta per andare avanti… Sfogare positivamente le proprie angosce, liberarsi dalle preoccupazioni che ci attanagliamo quotidianamente, stancare il nostro corpo per ricaricare la nostra mente… E’ questo lo spirito con il quale vorrei sempre vederli fare lezione insieme a me… Senza il timore di essere giudicati.

Fregatevene! Per un attimo, nel rispetto di chi ci circonda, provate a pensare a voi e a ciò che vi fa stare bene.

Si dice che la vita è una sola…

Diario di un alieno

“Tanto non facciamo tardi!”

Quando fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Sono sicuro che tutti quanti voi, almeno una volta nella vostra vita, siete stati vittima di un parente/amico/conoscente/passante che al vostro timore di rincasare a notte inoltrata abbia risposto: “tanto non facciamo tardi!”.

“Domani devo lavorare” – “Tanto non facciamo tardi!”

“Domani devo studiare” – “Tanto non facciamo tardi!”

“Domani devo sconfiggere tutti i mali del mondo” – “Tanto non facciamo tardi!”

“Domani…” – “Ceccis… Tanto non facciamo tardi!”

E’ inutile rispondere, cercare di controbattere o di trovare una scusa più o meno plausibile. Queste persone, con occhi preganti e imploranti, riusciranno a convincervi che anche partendo da casa alle 22, voi per l’1 starete già a letto, beati e sognanti. Peccato però che nella realtà, le cose andranno sempre in un altro verso… E non in quello che sperate voi. Che sia un caffè, un aperitivo, una festa di compleanno, un concerto gratuito in piazza, una sagra di paese o un qualsiasi evento più o meno mondano, ci andrete con la speranza che tanto, 6 ore di sonno, riuscirete comunque a farle… E invece… Niente di più sbagliato! Al massimo riuscirete a farne 4 e vi spiego anche subito il perché.

All’appuntamento delle 22, dovrete subito aggiungere circa 45 minuti di ritardo. Il traffico per tornare a casa, la doccia, la cena, la seconda doccia (soprattutto in estate che si suda tantissimo), la telefonata di un’amica appena ridiventata single, il cane che non voleva fare la pipì… Tutte le scuse saranno buone per giustificare un ritardo ingiustificabile al quale dovrete arrendervi con sconsolata rassegnazione. La coda di auto che vi dovrete subire fino alla meta finale sarà degna di un esodo di inizio agosto e anche quando sarete arrivati a destinazione, trovare un posto auto sarà difficile come andare in un centro commerciale al primo giorno di saldi. Alle 23.30, ancor prima dell’inizio della serata, vi starete già amaramente pentendo di aver dato per buone, le parole del vostro amico e prometterete a voi stessi, con la formula magica “la prossima volta però…”, di non cadere nuovamente nell’errore appena compiuto. Di solito vi presenteranno queste serate usando aggettivi come “simpatiche” e “divertenti”, posti in cui potrete vedere e conoscere gente nuova, ma nella maggior parte dei casi, non solo vi annoierete a morte ma dovrete farlo insieme a persone che conoscete gia e che magari non potete nemmeno sopportare. Insomma… Una vera e propria tragedia! Manco Fantozzi! All’1:30, orario in cui sareste già dovuti essere a letto, beati e sognanti, purtroppo sarete ancora in giro a trovare un bar per l’immancabile caffè notturno. Il caffè, si sa, concilia il sonno, vuoi andare a dormire senza averlo preso? Comodamente seduti al tavolino o consumazione veloce al banco, tornerete comunque a casa non prima delle 2.30, dopo aver riaccompagnato tutti a casa, amico del “tanto non facciamo tardi” incluso. Finalmente alle 3, con due ore di ritardo sulla tabella di marcia, sarete finalmente a letto, con il vostro cellulare/sveglia pronto a ricordarvi che suonerà precisamente tra 4 ore!

Si dice che “sbagliando si impara” e in tante cose è vero… Ma non per questa cosa qui. In un modo o nell’altro infatti, queste persone, con abili parole e fare ammaliante, riusciranno sempre a farvi inciampare e cadere.

Il #TantoNonFacciamoTardi potrebbe tranquillamente diventare un hashtag (tanto di moda adesso) grazie al quale potreste iniziare a ricordare, a voi stessi e agli altri, di tutte le volte in cui siete stati vittime di questo gioco… Gioco nel quale, pur conoscendo a memoria le regole, risultate essere sempre dei perdenti.

E voi? Avete un amico #TantoNonFacciamoTardi? Vi capita spesso di essere vittima di questo gioco? Allora condividete l’articolo e taggate il vostro carnefice. E buona serata a tutti! 😉

Diario di un alieno

La teoria del “visualizzo e non rispondo”

Impegnato, Mediatore, Tattico, Stronzo, Disinteressato. Scopri a quale profilo appartieni.

Ho avuto il mio primo cellulare a 17 anni, quando i produttori di telefonini facevano a gara a chi lo costruiva più piccolo. Erano i tempi in cui se non stava in un taschino praticamente non eri nessuno. All’epoca esistevano soltanto le telefonate e gli sms che, poiché costavano un botto, venivano spesso boicottati con i famosissimi “squilli”. Uno squillo: ti penso. Due squilli: ti voglio. Tre squilli: cazzo rispondi! Erano gli anni in cui il cellulare veniva usato per i veri scopi per il quale era stato inventato: niente fotocamera, niente social, niente whatsapp, niente di niente… Chiamate ed SMS: stop!

L’attesa di qualsiasi risposta era decisamente meno ansiogena di oggi: “avrà finito il credito”, “avrà il telefono scarico”, “starà lavorando”… Nessuna doppia spunta blu. La madre di tutte le ansie è nata dopo le ansie stesse, con l’avvento della messaggistica istantanea e oggi, il nemico più temuto di tutti, innamorati e non, è diventato l’oramai celeberrimo “visualizzato”.

Alzi la mano chi, almeno per una volta nella propria vita digitale, è stato vittima del binomio “doppia spunta blu/nessuna risposta”. Come vi siete sentiti? Tristi, delusi, incazzati, ignorati? Diciamoci la verità, nel 2016 un messaggio senza risposta equivale ad un vero e proprio attacco di panico: “Perchè mi ignora?”, “Ha appena messo un like ad un post su Facebook, perché non mi risponde?”, “Sarà al telefono? Ma con chi?”. La mente umana è capace di creare il peggior scenario possibile e non riesce a tranquillizzarsi fino a quando non vede quel “sta scrivendo” che riporta di nuovo il sereno.

Ma quali sono le vere motivazioni che spingono una persona a visualizzare un messaggio e a non rispondere? Studi (poco) scientifici dimostrano che l’uso di questa metodica può essere spiegata in vari modi:

L’impegnato.

Visualizza, legge e poi… Non risponde perché ha altre diecimila cose da fare più importanti. Magari si mette alla guida, inizia il suo turno di lavoro, oppure viene telefonato o fermato da un conoscente o da un cliente. Se vi risponde, anche dopo tanto tempo, ritenetevi fortunati. Di solito infatti, l’Impegnato non ha un buon rapporto con il cellulare (specialmente con whatsapp e simili) e lo usa proprio come si faceva tanti anni fa: ci telefona e basta! Allineatevi!

Il mediatore.

Nelle situazioni più critiche e nei messaggi più scottanti, il Mediatore, prima di rispondere, cerca bene i vocaboli da utilizzare. Di solito scrive prima il suo messaggio nelle note, lo legge e lo rilegge più volte e poi, con un veloce copia e incolla, lo invia al destinatario finale. Il Mediatore, visualizza e non risponde perchè da molto peso non solo a ciò che scrive ma anche a come lo fa. Se avete un amico così, ritenetevi fortunati: vi dirà sempre ciò che pensa senza ferirvi mai.

Il tattico.

“Se rispondo subito sembrerò disperato”. Il primo pensiero del Tattico è quello di non risultare una persona impaziente; capace di stare con il telefono in mano anche in bagno nell’attesa di un messaggio più o meno importante. Così dopo aver visualizzato, cronometro alla mano e sudore sulla fronte, tende a rinviare la risposta di un paio di minuti (perchè più di tanto, comunque, non riescono a resistere) e di solito lo fa con un laconico “ok” o un “pollice in alto”. Mentre il Tattico festeggia tra coriandoli e squilli di tromba, chi riceve il messaggio pensa: “questo è scemo!”

Lo stronzo.

Direttamente collegato alla teoria dei piattini, lo Stronzo ama visualizzare e non rispondere solo per il gusto di tenere l’altro sulle spine. Gode nel sapere che la doppia spunta blu ha generato, in chi riceve il messaggio, quell’ansia di cui parlavo sopra e una serie di domande alle quali solo e soltanto lui potrà dare risposta. Lo sport che gli riesce meglio è “avere il coltello dalla parte del manico”, usandolo a suo piacimento e affondandolo quando crede più opportuno. L’unica arma per poterlo combattere è l’indifferenza: provateci!

Il disinteressato.

Visualizza e non risponde perchè non gliene frega niente. E non lo fa perchè è Impegnato, Tattico o Stronzo ma perchè è semplicemente disinteressato a ciò che gli viene scritto. Nella maggior parte dei casi legge il messaggio molto distrattamente e poi, per evitare che in un momento di ipossia cerebrale possa inavvertitamente rispondere, lo cancella. Apatico o non, il Disinteressato risponde solo a ciò che più gli aggrada, con i suoi modi e i suoi tempi. Se avete un amico così, liberatevene!

E voi? Vi riconoscete in uno o più profili?

Diario di un alieno

L’incastro perfetto

A 20 anni si cerca qualcuno che abbia una bella presenza… A 30, qualcuno che ci dia una stabilità economica… A 40, si cerca qualcuno… E basta!

Cresciamo con il mito dell’amore eterno. Quello in cui due persone si conoscono, si frequentano, si innamorano, “si mettono insieme” e insieme ci restano per tutta la vita. Quello in cui può succedere di tutto ma in cui l’incastro è così perfetto che niente e nessuno riuscirà a farlo mai crollare. Tipo: ex che vanno e vengono come se fossero mutande, improbabili malattie da curare, sofferti allontanamenti per il bene di terzi (madri, padri, figli, nipoti e pronipoti)… Insomma, cose che può scrivere anche il più scarso degli sceneggiatori.

Peccato che nella maggior parte dei casi, questo amore eterno si riesce a vederlo soltanto nei film, che parliamoci chiaramente, niente hanno a che fare con la vita reale. E così, il meglio che ci possa capitare è un partner che dopo un paio di anni dalle fatidiche farfalle nello stomaco, ci rimane con un pugno di bruchi tra le mani… Morti!

Di solito si dà la colpa a contingenze esterne: si cresce, si cambia, si cercano nuove esperienze, nuovi stimoli… Eppure nessuno si chiede mai se quell’incastro perfetto, che perfetto non è più, magari perfetto non lo è mai stato.

Inconsapevolmente, quanto ci accontentiamo delle persone che incontriamo, solo per paura di restare da soli? Quanto forziamo questo incastro maledetto, che ci fa andare bene anche chi, in fondo in fondo, tanto bene non va’?

Sono sicuro che anche voi, come me, avete un amico dall’innamoramento facile. Quello che al primo incontro esclama: “E’ la persona che stavo aspettando!”. Ma aspettando per cosa poi? Una volta si conosceva qualcuno perché si voleva capire se era compatibile con noi, adesso è compatibile con noi ancor prima di averlo conosciuto, magari solo perché ci abbiamo chattato per un mese su whatsapp o parlato al telefono per un paio di volte. Così si finalizza l’incontro non tanto ad una semplice chiacchierata dal vivo ma ad un vero e proprio esame, dove l’interrogato di turno, ogni tanto, può anche sbagliare risposta, tanto ci siamo noi, a guidarlo come un pastore tedesco fa’ con un cieco. Ascoltiamo ciò che vogliamo ascoltare, vediamo ciò che vogliamo vedere.

Nell’esperienza ovattata di un incontro a due è facile sembrare carini, premurosi, gentili… Perfetti insomma. Ti sorrido, ti intrattengo brillantemente, ti pago la cena, ti accompagno a casa e se va bene, ti bacio. Ma poi? Cosa succede quando si esce con gli amici? Come si comporta il nostro conoscente con le persone che stimiamo di più? Il vero banco di prova dovrebbe essere proprio questo e invece, al vero esame, il candidato ci arriva quando è ormai troppo tardi… Quando, purtroppo, le famosissime “fette di prosciutto” hanno invaso i nostri occhi e tappato le nostre orecchie.

Una mia amica dice sempre che non bisogna mai uscire di casa con l’idea di comprare un abito specifico perché si finisce con l’acquistare l’abito sbagliato. Per paura di restare senza, ci facciamo andar bene anche qualcosa che non ci calza a pennello… Tanto ci pensa la sarta a rimetterlo a posto per noi. Ma in amore? Chi può rimettere a posto un sentimento nato da una base poco solida?

Voi cosa ne pensate? Esiste l’incastro perfetto o dobbiamo accontentarci di un incastro a metà?

Diario di un alieno

Il diario di un alieno

(Quasi) 36 anni, un lavoro che è anche un hobby, un hobby che è anche un lavoro e una vita piena di “terrestri” che la rendono meravigliosa. Perchè la felicità è una questione di punti di vista. 

Quando decisi di aprire il mio blog (proprio questo che state leggendo), non avevo ancora ben chiare, nella mia testa, ne l’impronta che gli avrei dato ne la direzione che avrebbe preso. L’unica certezza era che la mia vita era piena di cose da raccontare: il mio lavoro nel campo del fitness, l’hobby per la fotografia e l’interesse per i Social Media. Avevo voglia di scrivere di ciò di cui vivevo ma anche di far vedere che, oltre ad indossare tuta e scarpe da ginnastica, sapevo impugnare una reflex e scattare delle foto.

Come recita un hashtag che uso spesso, il fitness è la mia vita (#fitnessismylife): ho passato gli ultimi 16 anni ad allenare, formare ed informare i miei allievi che un corretto allenamento ed una alimentazione consapevole, sono l’unica via da percorrere se si vuole raggiungere quel benessere psico-fisico a cui tutti anelano. Ma alla soglia dei 36 anni (il 22 Febbraio), con un paio di storie fallite alle spalle, una solida famiglia che mi vuole bene, un gruppo di amici “adulto” (sposati e con prole), un gruppo di amici “neonato” (tutti single alla ricerca della propria metà) e una stabilità psico-affettivo-emotiva che resisterebbe anche al più violento dei tornado, sento il bisogno di raccontare anche un po’ del mio privato o comunque di quelle domande (per lo più senza risposta) che nascono un po’ per gioco e un po’ per caso davanti ad una pizza ed una birra.

Perchè “Il diario di un alieno”? Perchè io non ce la faccio a “pensare terrestre”. Sono una persona educata, aperta al confronto e al dialogo, che espone le sue idee sempre in maniera garbata, ma sono anche molto sincero, onesto, a volte ai limiti della cinicità. Mi piace stare da solo, meditare sulle mie azioni per capire se e dove ho sbagliato ma amo anche fare gruppo, stare insieme agli altri, divertendomi con poco. Ironico e (soprattutto) autoironico, mi piace prendere ed essere preso in giro. Vivo la vita con la giusta leggerezza, con la convinzione (sempre più forte) che la mia missione non è quella di complicare la vita degli altri ma quella di semplificare la mia.

La felicità è tutta una questione di punti di vista… Continuate a seguirmi e ve lo dimostrerò.