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Cibo ed Emozioni

Mangiamo perchè ne abbiamo davvero bisogno oppure per appagare le nostre ansie e le nostre delusioni? Che ruolo giocano le emozioni quando siamo a tavola?

Il cibo rappresenta per tutti il sostituto d’elezione dei bisogni insoddisfatti, più accettato a livello sociale del fumo e meno dannoso dell’alcool. Aprire il frigorifero in cerca di una consolazione (oppure svuotare la scatola dei biscotti o quella dei cioccolatini) è quindi il modo più semplice per controbilanciare l’ansia, le frustrazioni, lo stress e le tensioni. Del resto si è abituati fin da piccoli a ricevere cibo come compensazione o premio. Una caramella, un dolcetto… Un palliativo, insomma, che calma dopo un momento di rabbia, delusione o noia. In tal modo aumenta il rischio di diventare cibo-dipendenti, sfruttando ogni occasione per accumulare involontariamente calorie per lo più inutili e dannose.

Il problema è che questa modalità si scontra con una valutazione personale il più delle volte negativa del comportamento adottato. Entra in contrasto con un’etica alimentare, diffusa soprattutto nella società occidentale, che si manifesta con una sorta di criminalizzazione degli atteggiamenti alimentari. Cibi grassi e dolci, tutto ciò che dà in qualche modo piacere può nascondere pericoli per la salute e la linea. Così dalla voglia si passa al peccato e dal peccato all’auto-condanna, in una catena in cui ogni piacere rubato genera sensi di colpa che squilibrano il rapporto con il cibo e rendono sempre più difficile alimentarsi in modo corretto, sereno e, soprattutto, sano.

L’EQUILIBRIO A TAVOLA

Per ritrovare un approccio equilibrato al cibo è essenziale, innanzitutto, liberarsi dei comportamenti errati e degli automatismi sviluppati negli anni (come sbocconcellare un intero panino nell’attesa del primo piatto o inghiottire il cibo senza assaporarlo). A questo scopo ecco alcune di indicazioni pratiche di pronto utilizzo:

  • Prima di iniziare la dieta, tieni per 15 giorni un diario alimentare in cui annotare tutto quello che mangi, a che ora e per quale motivo. Ogni sera rifletti su quello che hai scritto. In questo modo, giorno dopo giorno, diventerai consapevole della funzione di compensazione emotiva attribuita agli alimenti.
  • Decidi al mattino cosa mangerai a pranzo e a cena, scegliendo tra i cibi sani quelli che ti gratificano di più.
  • Non mangiare altri alimenti oltre a quelli inseriti nella lista dei cibi scelti all’inizio della giornata.
  • Dopo ogni pasto, sparecchia immediatamente la tavola facendo sparire tutti gli avanzi.
  • Per non cadere in tentazione, ogni volta che stai per cedere ad “fuori pasto”, chiediti se lo stimolo della fame è reale. Se la risposta è NO (cioè se ti accorgi, per esempio, che stai scartando un cioccolatino solo perchè ti senti giù) pensa a una serie di gratificazioni da sostituire al cibo e scegli quella più adatta al momento.
  • L’opinione che hai di te stesso è il risultato di una somma dei giudizi che ti dai in ogni momento. Proviene da una serie di situazioni, ruoli, luoghi in cui ti sei sperimentato. Prova allora ad immaginarla come una banca dati dove hai numerosi conti correnti e controlla quali sono in attivo e quali in passivo. Ti accorgerai che esistono conti da cui non attingi mai. Da oggi, pensaci più spesso e ricomincia a dar loro valore.

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